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Anatocismo
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Evoluzione della normativa e della giurisprudenza  Per Anatocismo s'intende l'applicazione degli interessi sugli interessi nei contratti di conto corrente e più precisamente,  con capitalizzazione: "trimestrale" a favore della banca (generando l'effetto interessi su interessi); "annuale" favore del cliente.   Il codice civile, ed in particolare l'art.1283 dispone che: " In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono pro-  durre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e  sempre che si tratti di interessi dovuti per almeno sei mesi.". L'articolo successivo 1284 al comma comma 2, prevede che i tassi superiori al tasso legale devono essere accettati  per iscritto. La giurisprudenza di merito, in precedenza, ha ritenuto le clausole inserite nei contratti, stipulati con le banche, lecite, in  virtù del loro riconoscimento quali "usi contrari" alla normativa vigente (Cass. 5.6.1987, n.4920).  L'ABI ha inserito tra le clausole N.U.B. ( norme uniformi bancarie) l'Art. 7, comma 3, che così recita:" gli interessi dovuti  dal correntista all'Azienda di credito si intendono determinati alle condizioni praticate dalle aziende di credito sulla piaz-  za". Ma nel corso del 1999 e precisamente con sentenze 2374/99 - 3096/99 - 12507/99, mutando indirizzo, la Cassazione  ha riscontrato che l’accettazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi rappresentava la generica  accettazione di un contratto predisposto dall’istituto di credito. L'inserimento di suddetta clausola violava quindi il divieto  anatocistico (domanda giudiziale o convenzione posteriore alla loro scadenza e, un termine di almeno sei mesi).Veniva  in sostanza sancita la nullità di tali clausole affermando che la periodicità del calcolo degli interessi doveva essere  paritetica sia a favore della banca che a favore del cliente.   Tale sentenza ha avuto effetti significativi producendo il diritto, da parte dei correntisti, di richiedere la restituzione degli  interessi passivi corrisposti in eccedenza.  In tale vuoto normativo è intervenuto il governo che con il Decreto Legislativo 349/1999 ha introdotto una sanatoria che  prevedeva la non retroattività del diritto riconosciuto dalle sentenze della Corte di Cassazione.  Successivamente è intervenuto anche il Comitato Interministeriale del credito che ha stabilito, con una sua circolare  con decorrenza 1 luglio 2000, la correlatività tra la capitalizzazione degli interessi maturati a favore degli istituti e quella  maturata a favore dei clienti ovvero se è trimestrale l'una devono essere trimestrale anche l'altra.   Ma, successivamente, la Corte Costituzionale con sentenza n. 425/2000 nell'esaminare i numerosi ricorsi pervenuti, ha  dichiarato il Decreto emanato dal Governo 349/1999 " viziato di incostituzionalità" per eccesso di delega favorendo  quindi la richiesta di istanze di rimborso verso gli istituti di credito.  Va comunque rilevato che non tutti i giudici si sono uniformati alla sentenza della cassazione vedi infatti sentenza n. 49  dell'08/01/2001del Tribunale di Firenze che ha riconosciuto la legittimità della capitalizzazione trimestrale. 
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